Tratto da: “Arte Nucleare in Italia” di Rosario Pinto, Loffredo Editore

pagine 121 – 122 

“E, giunti alla soglia degli anni Ottanta e Novanta, non possiamo non denunciare di avvertire il disagio di osservarne la caduta dell'impegno contenutistico che caratterizza complessivamente la pulsione dominante verso le regioni del 'postmoderno'.

Appaiono ancor più particolarmente intriganti, allora, quelle esperienze creative che ispirano alcuni artisti che, avvertito il bisogno che monta del rinnovamento radicale, non rinunciano, per questo, ad un abbrivio 'alto' della pittura e recuperano più lontane scaturigini ed intensi ancoraggi morali.

Additeremo a mo' d'esempio, in tal senso, il lavoro che sviluppa un artista come Lucio Romagnuolo che, pur non avendo avuto alcun contatto specifico con Giovanni Ferrenti, ma essendosi nutrito di colte letture esemplaristiche - da Klee a Mondrian ecc. -sviluppa, in autonomia, un'esperienza creativa di medesimo tipo per,  produrre una pittura fruibile attraverso la proiezione su uno schermo.

Anche nel caso di Romagnuolo, come avviene nel contesto della più fertile delibazione nucleare, ci troviamo di fronte alla pratica di una pittura in cui alla materia rimane affidato il compito di fornire dei suggerimenti di assetti formali definitivi alla cui strutturazione finale contribuisce, necessariamente l'intervento creativo dell'artista.

Tale produzione di Romagnuolo si sviluppa nel corso dei primi anni Ottanta e proseguirà fin quasi alla conclusione del decennio.

Di rilievo appaiono i risultati conseguiti e l'apprezzamento della ricerca fu sancito nel corso anche di alcune mostre espositive, tra le quali additiamo quella de11983, dal titolo di I laghi della memoria, presso il'Rendez-vous des Amis', di Napoli, ove fu organizzata la proiezione di queste opere di Romagnuolo in un contesto di performance, ove fu significativo e producente l'intervento di figure di rilievo come Tony Ferro ed Antonello Leone.

Tony Ferro, in particolare, sottolinea gli aspetti dell'incidenza tecnologica nella vita sociale, traendo occasione per le sue riflessioni dall'opera di Romagnuolo nella quale individua la capacità di messa a fuoco di un'analisi attenta e puntuale: "Qual è il tempo, qual è il nostro tempo, il tempo, diciamo, non delle mele. Il nostro tempo è quello della tecnologia, ove io mi trovo in un fronte oppositivo a quello della tecnologia; odio la tecnologia, porto avanti l'arte antropologica come rifiuto organizzato e direi quasi teorizzato della tecnologia intesa come mitica possibilità dell'umanità di risolvere tutti i suoi problemi. Non ci credo. Però devo dire che la tecnologia vive nel nostro sangue, noi siamo prodotti della tecnologia, viviamo, siamo vissuti dalla tecnologia, da quella più semplice che non appare perche fa parte della nostra vita quotidiana.... Lucio vive questa realtà, ne è catturato fantasticamente e la ripropone, e ci rimanda un fascino che è proprio quello dell'ingenuità ... Bergamene parlava di pittura informale; certamente ci sono delle diapositive che ci rimandano al periodo della pittura informale, l'action painting, cioè l'azione pittorica, l'esperienza americana…”135.

Importantissime, queste parole di Tony Ferro additano il collegamento I ancora presente, entro il corso degli anni Ottanta ed a fronte della montante post-modema, che un artista come Romagnuolo produce tra sensibilità materiche ed ansiti di libertà espressiva della materia lungo un gradiente in cui  convergono esigenze epistemiche e fluenze di natura ancora fertilmente nucleare.

Dopo aver seguito attraverso il lavoro di Romagnuolo le ulteriori articolazioni che poteva assumere questa inedita modalità creativa che il 'nuclearismo' napoletano ha saputo produrre, mettendo a punto l'inedita tecnica di ciò che vorremmo definire, ormai, 'pittura da proiezione', o, come la definisce Romagnuolo, 'micropittura', provvediamo a mettere a fuoco l'attività di qualche altro artista…..”

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135 V. BERGAMENE, I laghi della memoria, Napoli 1983. I testi riportati sono la trascrizione riversata dalla registrazione effettuata nel giorno della performance. Archivi Pinto.

 

 

 

pagine da 137 a 140 

Antonello Leone

CONTRIBUTO PER Lucio ROMAGNUOLO

 

Contributo nel contesto della performance di Lucio Romagnuolo dal titolo di I laghi della memoria con introduzione di Vincenzo Bergamene presso il centro "Au rendez vous des amis " di Napoli nell'aprile del 1983 nel contesto del Corso delle Comunicazioni Visive diretto da Toni Ferro per l'Università Popolare di Napoli.

E' necessario dire in premessa che questo testo costituisce la stesura per iscritto dell'intervento reso da Antonello Leone nel corso della performance sopra descritta, a commento, successivo, del suo svolgimento.

E' un testo di un 'intensità straordinaria, che coglie perfettamente il senso delle dinamiche materico-nucleari entro la cui cifra si muove la creatività di Romagnuolo.

Ma riesce, questo testo, anche a travalicare la specificità dell'artista di cui discute, per porsi come lucidissima ed ineguagliabile lettura dei processi creativi in cui si giochi la misura dialettica della prevedibilità-imprevedibilità del segno e, di conseguenza, dell'implicazione più o meno cosciente del gesto e della sua rilevanza nel farsi dell'opera, integrando intenzionalità e preterintenzionalità in un processo unitario non descrivibile con altrettanta rigorosa pregnanza.

Abbiamo scelto di lasciare il testo, fornitoci da Lucio Romagnuolo, così come la trascrizione ce lo restituisce, senza togliere ne aggiungere nulla, considerando che proprio la spontaneità immediata con cui è stato pronunciato l'intervento costituisce essa stessa una prova di come anche il linguaggio  - nell'immediatezza del suo fluire, senza essere sottoposto al vaglio della ridefinizione formale, al labor limae - possa essere utilizzato - come i nucleari hanno praticato con il colore - in una condizione di libertà propositiva che non è altrimenti ottenibile e che si carica di grandi afflati partecipativi.

Ciò che ci appartiene - in questo caso da modesti ed incerti sub-glossatori - è l'aggiunta della punteggiatura.

lo ho sia poco che molto da dire; poco, considerando la stanchezza, data l'attenzione avuta al film, avendolo guardato intensamente, non avendo perso un segno delle immagini. Mi sono stancato, eppure è durato non un'ora, ma venticinque minuti, il che significa che lo spettacolo era breve. In realtà non lo era affatto, se consideriamo l'intensità attenzionale che richiedeva.

Ora, non so se voi siete stanchi o no; quindi, non vorrei insistere con questa mia chiacchierata.

Lucio stasera viveva un battesimo; naturalmente, essendo un ufficiante - e, chiedo scusa, dico ufficiante, anche se prelevato di sorpresa, ho il dovere di leggere e capire Lucio, ma soprattutto di stabilire un rapporto tra il suo lavoro ( e io lo conosco poco) e voi che siete lì.

Naturalmente, nel leggere queste cose, io non lo faccio con la sua esperienza, ma con la mia. Il che significa che nella provocazione si mettono fuori altri fatti e quale sarà la vostra esperienza?

E qui il discorso potrebbe finire domani mattina se riuscissimo a svegliare in ognuno di noi il personaggio che ha letto queste cose.

Ora, mi faccio una domanda: come ha gravitato l'esplorazione dell'immaginario di Lucio su queste cose? E' la materia che ha fatto Lucio? Attenzione! io costruisco e distruggo, perche, poi, dal costruire e distruggere, probabilmente, verrà fuori non la verità, ma quella parziale verità che posso in questo caso enucleare.

La prima cosa che vien fuori - e che a me non interessa andare a scomodare gli anni Sessanta - potremmo andare molto più lontano quando il buon Leonardo si poneva di fronte alle macchie dei muri.

Anche queste macchie dei muri sono state determinate da un fatto: l'umido, una forza, il sole. Non so, mille energie che sono convogliate là e che hanno fatto l'immagine letta da Leonardo. lo non sono Leonardo, ma leggo le immagini di Lucio, anche se in certi casi sono immagini gestuali, casuali, per cui la materia di per se [ si] dispone e ti dice: "lo sono questo", e, allora, ci troviamo davanti a un altro codice.

Durante la proiezione, Maurizio [qui si allude a Maurizio De Joanna] mi chiedeva perche non avesse fatto uscire la Gioconda come provocazione.

Cioè, sostanzialmente, un discorso come questo richiama l'altro, quello del fare cosciente, non che questo sia incosciente, ma cosciente in altro senso, in quello dove occorre una lunga disciplina, un lungo mestiere. Non solo, ma lì c'è tutta un'altra tematica, per cui siamo abituati, anche attraverso i rotocalchi, la cinematografia, alla lettura di un'immagine che con noi ha un rapporto armonico, di simpatia, un rapporto sociale, un rapporto di equilibrio assiale del comportamento .

Prima di completare il concetto assiale, mi devo riferire a quanto diceva Toni Ferro per aggiungere una cosa. Parlava del fatto uditivo e visivo, io dico anche quello tattile e sensitivo, perche oltre allo strumento della voce e della vista, abbiamo anche quello delle mani. Strumento delle mani che, forse, è il più importante di questo mondo. Le mani non sono un'appendice secondaria. L 'artista è l'unico che usa il cervello e le mani allo stesso modo.

Quando il gesto di Lucio, nel premere, nell'organizzare il suo colore, interviene, lo fa secondo una sua sensibilità, e quindi anche il suo informale, pur se viene da cose già fatte, è l'informale di Lucio: ci piaccia o non.

E' un'immagine che percorre degli itinerari. Quali itinerari? Questa è la domanda che ci andiamo a fare. Ognuno di noi ha delle conoscenze, una sensibilità; allora, a un certo punto, I Laghi della memoria nella cui presentazione Vincenzo Bergamene ha citato critici per dirci: "Guarda, non sono poi il solo a dire queste cose", e chiama il testimone per fare un discorso su Lucio per quel che riguarda l'immaginario in questa direzione. L'immaginario è infinito, non ha limiti, e, quindi, la creatura umana [alcune parole incomprensibili] dice: "quell'imponderabile che giorno per giorno la natura ci offre proprio in quel segno: maschio, femmina, vale a dire, quest'unità divisa in due, che poi nell'unità ti dà il diverso, continuo, permanente; e questo rinnovamento che non finisce mai.

Allora, la geografia dei Laghi della memoria, il volo dell'altro vuoI far vedere qualcosa come se visto dall'alto, può anche essere una finzione e non una realtà.

Andiamoli a vedere i Laghi della memoria, mentre io, abituato a leggere certe cose, ho visto a un certo punto un primo piano con una montagna incredibile dove c'era una fuga di donne del Settecento che scappavano in questo immaginario incredibile. Se, qui, la furbizia del maestro andava a ritoccare due o tre di quelle donne, diventava - vedi caso - un fauve, un quadro moderno dell'informale che camminava sul filone di quello che chiamiamo l'espressionismo defluito dall'impressionismo francese, perche, a un certo punto, queste donnine mi facevano pensare anche a un Degas, però, naturalmente diluito dalla memoria.

Il gioco è proprio nella memoria. Se proviamo a chiudere gli occhi e ci premiamo sopra, vediamo che si scatenano una serie di immagini che vivono con noi: cioè, quest'immagine dell'infinito che fa parte delle nostre cellule vitali. Allora, posso dire circa questa cosa così raffinata, che è appena l'anno zero di un arcaismo tecnologico che si avvia a cose molto più raffinate. Quindi, non ci dobbiamo meravigliare se certe cose non coincidono. In questo siamo a contatto diretto con il mondo classico, il mondo -diciamo - della figurazione e il mondo della dissociazione della stessa figurazione proprio per i valori nuovi che si sono affacciati e per la tecnologia avanzata che si introducono.

Queste, in certi casi, come tecnologie avanzate ci hanno azzerato; in altri, invece, come tecnologie di servizio non ci azzerano.

Cioè, prendere un pullmann, è far uso di una tecnologia di servizio, ma quando andiamo davanti a fatti molto, molto più avanzati, noi siamo molto, molto più indietro. Quindi, ci troviamo, come nel settore delle arti visive, e, quindi, il nostro Lucio come si trova davanti in questo settore delle arti visive, quando l'immaginario va verso confini inesplorati, verso confini dove il controllo diventa difficile, dove non valgono i valori dei rapporti armonici controllati!

[alcune parole incomprensibili]

Come ci troviamo davanti a queste cose? Ecco il momento d'incertezza, il momento difficile, il momento in cui - e non è che voglio fare l'elogio al corso che si sta facendo presso l'Università popolare - c'è stato un grosso rischio per quel che riguarda i linguaggi e questo rischio loro l'hanno percorso dandoci un risultato che, secondo me, è veramente vitale, e, essendo vitale come battesimo per il nostro Lucio va molto bene anche se dentro questa vitalità c'è una qualche cosa che appartiene più all'imponderabile che alla volontà determinante per quello che riguarda il segno, ma alla volontà determinante per quello che riguarda l'immaginario come forza a se stante.

Antonello Leone mette a fuoco con grande acutezza il rapporto tra intenzionalità e preterintenzionalità, illustra il significato producente della macchia e chiama in causa la memoria come snodo ineludibile per l' organizzazione di un processo fruitivo inteso come percorso di conoscenza.

 

 

Arte Nucleare in Italia
Rosario Pinto
Loffredo Editore

 

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